Il diritto dei bambini ad una vita poetica
Presentazione del libro "Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta" , AA.VV., a cura di Piero Manni, Manni Editore.

Con Massimo Bray, autore della prefazione del libro
Grazia Gotti, pedagogista e autrice di libri per l'infanzia
Pietro Manni, editore

Giovedì 1 febbraio 2018, ore 18
Palazzo Mandurino, Zollino
Ingresso libero

 

Una poesia è quello che fanno i poeti.
Si, è vero!
Ma chi sono questi poeti?
Dove abita la poesia?
Quale importanza può avere la poesia nella vita dei bambini?

Forse a sfamare il loro desiderio infinito. La poesia aiuta a essere liberi e a trovare una rotta lungo la qual correre la propria avventura.
"Una poesia è quando rigiri le parole da cima a fondo e hoop, diventa nuovo il mondo" ha scritto Jean- Pierre Simeon. Paul Celan, invece, diceva: “Non vedo alcuna differenza tra una poesia e una stretta di mano.”
Anche a noi è così che piace immaginare la poesia, come strette di mano che tocchino i bambini, che li sveglino o li cullino.
Giovedì 1 febbraio, nella storica cornice di Palazzo Mandurino, a Zollino, parleremo di scuola e di poesia, di bambini e del loro diritto ad una vita poetica.
Abbiamo scelto di farlo a partire da un libro senza figure ma che contiene e schiude infinite visioni e immaginazioni: si intitola "Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta". Si tratta di un progetto editoriale curato dall'editore Manni e che segue la prima antologia "Che dice la pioggerellina di marzo", in cui erano erano raccolte le poesie più diffuse nei libri di scuola degli anni Cinquanta.
A parlare di come negli anni '60' si gettarono le basi per una didattica diversa, che insegnasse a pensare il mondo piuttosto che a mandarlo a memoria, anche grazie la poesia, ci sarà Massimo Bray, direttore editoriale della Enciclopedia Treccani, che ha curato la prefazione del libro; Grazia Gotti, pedagosista, autrice e co-fondatrice della coopertaiva "Giannino Stoppani" di Bologna e dell'Accademia Drosselmeier; Pietro Mnani, co-fondatore della casa editrice Manni.

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Sinossi del libro
Se in Che dice la pioggerellina di marzo erano raccolte le poesie più diffuse nei libri di scuola degli anni Cinquanta, e l’elemento caratterizzante era la piena continuità di contenuti e autori rispetto alle antologie del periodo fascista, in Cloffete cloppete clocchete si fa un passo in avanti, e il riferimento temporale diventa quello degli anni Sessanta.
Vi è una netta rottura dovuta al diverso clima sociale e culturale: irrompono nella scuola temi quali l’ambiente, il consumismo, il razzismo, il Terzo Mondo, il pacifismo, la Resistenza, il mal di vivere; e vi è una diversa visione di quelli tradizionali come la famiglia, la scuola, il lavoro, la natura.
Anche gli autori cambiano: accanto ai classici italiani (Pascoli, Leopardi, Manzoni, d’Annunzio) troviamo i contemporanei (da Montale a Quasimodo, da Ungaretti a Fortini, Saba, Calvino, Pavese), la novità dei poeti stranieri (Rilke, Neruda, Lorca, Prévert, Brecht, Auden, Edgar Lee Masters, Rimbaud e Baudelaire), quella più deflagrante dei cantautori (Gaber, De André), e ai “poeti di banco” (Zietta Liù, Pezzani, Lina Schwarz, Novaro) si accosta Gianni Rodari.
È iniziata la scuola nuova, che all’istruzione affianca l’educazione, la formazione dei cittadini della democrazia.

Dall'introduzione del libro
Lungo sarebbe stato ancora il percorso da fare, ma fu in questi anni che si gettarono le basi per una didattica diversa, che insegnasse a pensare il mondo piuttosto che a mandarlo a memoria: una fase non ancora conclusa, e che, anzi, non è scevra di passi a ritroso. Eppure, in questa raccolta si avverte finalmente un’aria diversa e si respira l’intento di provare a costruire, seppur con tutte le difficoltà e le contraddizioni del caso, «una scuola grande come il mondo».
Massimo Bray

Questa Cloffete cloppete clocchete che si barcamena tra i Sessanta e i Settanta, è un’altra strepitosa tranche de vie, dopo Che dice la pioggerellina di marzo. Se là c’era il divino qui c’è il sublime, perché nulla è più godibile che l’anima pop della nostra infanzia e della nostra adolescenza, che poi è ciò che resta di profondo nella nostra personale crescita culturale.
Gino&Michele

 

 


 

       

 

 

Credits: ITC Advisor